Attentati, le attività organizzative del terrore

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Dall’inizio dell’anno 2015 si sono susseguite sempre più delle voci secondo le quali sarebbe esistita un’entità statuale propria dell’IS il cui intento era il reclutamento, addestramento e la formazione di cellule di stranieri in grado di organizzare e attuare attentati in Europa e nel mondo. Il suo nome sarebbe “EMNI”, che deriverebbe dalla radice araba della parola “sicurezza” ( amn أمن ) e corrisponderebbe ad una vera e propria agenzia di intelligence. I componenti sarebbero foreign fighter, persone che non appartengono geograficamente ai paesi nei quali è nato il Califfato, sono terroristi che vanno a combattere il jihad, partono per l’addestramento in Medio Oriente e diventano per noi degni di interesse nel momento in cui fanno ritorno nel Paese occidentale da dove provengono per attaccarlo.

Si tratta di terroristi freelance perchè si sono autonomamente radicalizzati tramite internet prima di decidere di partire per il fronte, e nell’attimo in cui divengono returnee, decidono loro dove e quando colpire. Vengono selezionati giovani i quali devono avere delle peculiarità fisiche e psicologiche adatte al futuro incarico e che, soprattutto, abbiano il possesso oggettivo di un passaporto di uno dei Paesi nei quali l’IS vuole compiere attentati.

Dopo l’addestramento verrebbero spediti nuovamente indietro per reclutare altri giovani occidentali, i cosiddetti Homegrown terrorist, i quali si sono radicalizzati ed addestrati direttamente in Occidente dove vivono, senza compiere viaggi all’estero. Si tratta di giovani fondamentalisti che vivono in Occidente da anni, se non addirittura dalla nascita, i quali sono spinti da una profonda ricerca di identità in cui riconoscersi. Ed è questo il motivo che li induce a diventare self made terrorist, persone che vogliono, e per questo decidono, di colpire in casa propria il kuffar كفّار , ossia il miscredente presso il quale non sono riusciti ad integrarsi. Gli Homegrown terrorist si trovano in bilico tra due mondi e non si sentono di appartenere totalmente a nessuno dei due. Attraverso un ipotetico attacco terroristico, riuscirebbero a riscattare il senso di inettitudine tipica della propria esistenza e confidano in una azione di questo calibro per affermare la propria identità in crisi.

Si forma così una vera e propria rete capillare la quale è in grado di colpire i Paesi esteri, occidentali e non solo con i propri uomini, riuniti in cellule dormienti, pronti a morire nel nome di Allah. Secondo alcune fonti statunitensi, sarebbe stato Abu Muhammad Al-Adnani il capo e colui che assunse la guida dell’EMNI. Si tratterebbe di un jihadista di origini siriane conosciuto soprattutto in virtù del suo ruolo di portavoce ufficiale del Califfato di Al- Baghdadi all’interno del quale ricopriva anche grandi ruoli militari. Avrebbe, dunque, organizzato stragi e attacchi all’estero, in particolare era sospettato di aver diretto gli attentati del 13 Novembre 2015 a Parigi e del 22 Marzo 2016 a Bruxelles. Fu un uomo carismatico, capace di seminare grande terrore tra la gente. Molto celebri erano i suoi sermoni molto diretti e violenti.

Tra questi, quello pronunciato il 22 settembre 2014 che uscì direttamente sulla rivista dell’Isis Dabiq, fu quello più efferato: ” Potete uccidere un miscredente americano o europeo, specialmente il perfido francese, o un australiano o un canadese, o qualsiasi altro miscredente che sia tra i Paesi che hanno dichiarato guerra, potete ucciderlo affidandovi ad Allah e potete ucciderlo in qualsiasi modo. Potete colpire la loro testa con una pietra, con un coltello o investirlo con una macchina”. يمكنك قتله بأي شكل من الأشكال. يمكنك ضرب رأسهم بحجر ، بسكين أو ضربه بسيارة Tanti seguirono i suoi ordini, basti pensare agli attacchi effettuati con i furgoni a Nizza, Berlino o Barcellona. Al-Adnani fu ucciso il 30 Agosto 2016, Il suo decesso è stato annunciato da Amaq, l’agenzia di stampa non ufficiale dello Stato Islamico e, successivamente, con un comunicato ufficiale. Fu lo stesso giorno in cui egli stesso annunciò la sua morte durante i combattimenti vicino alla città di Aleppo. È così che funziona all’interno dello Stato Islamico.

Secondo quanto ha dichiarato Abdel Kadr, ex membro dell’EMNI, ora recluso con altri terroristi stranieri in un centro di detenzione della People’s Protection Units, milizia presente nelle regioni a maggioranza curda nel nord della Siria, “ la tattica adottata dall’IS per disseminare i suoi agenti in Europa verterebbe sulla comunicazione della morte della persona selezionata, qualche mese prima di avviare le procedure del rimpatrio. La notizia viene poi comunicata anche alla famiglia del jihadista per poi essere trasmessa a livello internazionale, tramite i media dell’organizzazione. Abdel Kadr parla del suo amico Dominic, un potenziale attentatore di cui fu data la notizia falsa del suo decesso. عاش بجانبي وعندما ذهبت لزيارة زوجته وأولاده في الطبقة قرب الرقة قالوا لي أنه لم يمت لكنهم لم يعرفوا أين هو “ Viveva accanto a me quando sono andato a far visita ai figli e alla moglie a Tabqa, , vicino a Raqqa, e mi hanno detto che non era morto ma non sapevano dove si trovasse “ Dal 2014 lo Stato Islamico ha sviluppato un piano per consentire agli stranieri di unirsi all’organizzazione.

Poichè il viaggio che essi compiono in Siria non deve essere assolutamente registrato, gli uomini selezionati ricevono il breve ma intenso addestramento in uno dei resort del sud della Turchia che non desta sospetti ed è un ottimo alibi per superare i vari controlli all’aeroporto prima che facciano ritorno al loro Paese di origine ove si trasformerebbero nei componenti di vere e proprie cellule dormienti, pronte ad entrare in azione. Attuamente in Europa ci sarebbero tantissimi militanti dell’Isis. L’IS preferisce, spesso scegliere tra essi persone con precedenti penali, che possiedono conoscenze criminali che possono sempre tornare utili per l’acquisto di armi e documenti falsi. Altri ricorrono alla chirurgia, al trapianto dei capelli ecc per rendersi irriconoscibili.

È interessante notare che i vari membri dell’EMNI, non conoscono i nomi degli altri aspiranti attentatori, né le tempistiche degli attentati né gli obiettivi. Non sono a conoscenza della struttura nella sua totalità ma solo di piccole nozioni e informazioni che gli riguardano in prima persona dunque, in caso di intercettazioni, la pianificazione degli attacchi non verrà messa in pericolo. Il successore di Abu Mohammad Al-Adnani è stato Abu Al- Hasan Al- Muhajir. Su questa figura, certamente girano meno informazioni rispetto al suo predecessore. Si tratta di una persona meno spregiudicata e meno persuasiva. Anche la sua stessa identità è discutibile. Tutti credevano fosse uno straniero o un foreign fighter dalla lunga militanza a causa del suo kunya ( appellativo ) di “Al-Muhajir” ( il migrante, colui che viene da fuori).

Fu solo dopo la sua morte avvenuta il 27 ottobre 2019, che venne confermata la sua cittadinanza saudita. Il suo successore è Abu Hamza Al- Qurayshi. Il nuovo portavoce dell’IS non è da considerarsi meno sanguinario e spietato di Al-Adnani. Egli, una volta che ha confermato la morte dello storico leader dell’Isis Abu Bakr Al- Baghdadi e del precedente portavoce dello Stato Islamico Abu Al-Hassan Al-Muhajir, ha invitato i seguaci a giurare fedeltà al nuovo califfo Abu Ibrahim Al-Hashimi Al-Qurayshi. Inoltre, il nuovo portavoce ha minacciato gli Stati Uniti di nuovi attacchi e di non “gioire”, dunque, della morte del primo Califfo AL-Baghdadi poiché l’IS avrebbe continuato a seminare terrore sia all’interno che fuori dal Medio Oriente. Su queste basi, è impensabile che la struttura verrà soppiantata anche dopo la morte di quest’ultimo anzi, ci toccherà fare i conti con nuovi scenari di sangue dai quali non potremo assolutamente esimerci.