L’agenzia di stampa Bloomberg ha dato notizia delle trattative (avanzate) tra il primo gruppo bancario italiano e quello scandinavo Lindorff-Intrum Justitia per la creazione di una piattaforma comune di gestione dei crediti deteriorati, con annessa cessione di portafoglio di circa 10 miliardi di euro di crediti non performing. A stretto giro, da piazza San Carlo, hanno diffuso una nota dove si confermano soltanto «opzioni strategiche nell’attività di servicing di crediti deteriorati». Ma si smentiscono operazioni di natura più societaria, spiegando che sono in discussione niente di più che «una cessione di un portafoglio di crediti in sofferenza del gruppo».

Le trattative con gli svedesi sono molto avanzate e qualcosa in più si capirà il prossimo 6 febbraio quando il consigliere Carlo Messina presenterà il suo nuovo piano industriale. La decisione di cedere all’esterno la gestione e la valorizzazione di una cifra molto alta rafforza i dubbi sulla presenza dell’istituto nel Mezzogiorno. Anche perché al Sud, dove lo stock di sofferenza è di 7 miliardi lordi, si occupano del recupero crediti nelle diverse strutture cento addetti tra Napoli, Caserta e Salerno; 38 a Bari, centro tra Potenza, 22 a Cosenza e 10 a Palermo.
 
Spiega un dirigente di stanza al Sud: «Sarebbe un nuovo colpo per l’economia del Sud. Se al posto di Intesa arrivessero degli stranieri, questi non solo non hanno alcuna conoscenza del tessuto economico e sociale dell’area che abbiamo noi, ma avrebbero uno sguardo soltanto finanziario dell’operatività. Noi invece ci siamo sempre mossi per accompagnare le aziende a uscire dalla crisi».

Tutti i sindacati del settore (Fisac Cgil, FirstCisl e Uilca in testa) hanno chiesto a IntesaSanpaolo di mantenere la direzione Recupero crediti nell’unità di business Capital Light Bank, quindi di tenere in house la gestione dell’attività.