Calci a bimbo di tre anni perché nero: è stato il fratello di un pentito di camorra


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Era in Calabria in una localita’ protetta perche’ fratello di un pentito di camorra. Ma invece di fare una vita riservata ha pensato bene di colpire con un calcio all’addome un bambino di soli tre anni di origine marocchina perche’, ai suoi occhi, aveva avuto l’ardire di avvicinarsi troppo alla figlia neonata che spingeva in carrozzina insieme alla moglie durante una passeggiata nel centro di Cosenza. Adesso per un giovane di 22 anni, e la consorte di 24, oltre alla denuncia per lesioni personali aggravate, e’ scattato – per motivi di opportunita’ – anche l’allontanamento immediato dalla Calabria verso un’altra localita’ protetta. All’uomo gli agenti della sezione volanti della Questura di Cosenza, sono risaliti in pochissimi giorni. Dopo il fatto, avvenuto martedi’ scorso, i poliziotti si sono messi subito sulle sue tracce dopo avere avuto la segnalazione di alcuni passanti che avevano assistito alla scena, avvenuta in via Macalle’, una traversa del centralissimo corso Mazzini, e dopo la formalizzazione della denuncia da parte della madre del bambino. Ma un contributo fondamentale e’ giunto proprio dai fratelli piu’ grandi del piccolo, di 10 e 14 anni, che mentre erano con la mamma nei pressi della Questura cosentina hanno visto colui che aveva sferrato il calcio ed hanno subito avvertito la madre. A raccontarlo e’ la stessa donna, in Italia con la famiglia dal 2003 proveniente dal Marocco. “I miei figli – spiega – hanno visto quell’uomo vicino alla Questura e mi hanno detto che era quello che li aveva aggrediti. L’ho affrontato e gli ho chiesto: perche’? Lui ha detto di non sapere che cosa volevo e stava andandosene per cui sono corsa ad avvertire i poliziotti”. Riscontri, i poliziotti li avrebbero poi avuti anche da altri testimoni, individuati grazie alle immagini riprese dalle tante telecamere presenti nel centro di Cosenza. Telecamere, pero’, che secondo quanto si e’ appreso, non avrebbero invece ripreso la scena dell’aggressione. A raccontarla e’ stata una testimone che col suo appello su facebook ha spinto anche altri a farsi avanti per raccontare quanto successo. “Ho visto quel bimbo – ha poi raccontato la giovane – fare un salto di due metri e accasciarsi a terra. Non potevo credere a quello che stava succedendo. Il mio primo pensiero e’ stato soccorrerlo”. La famiglia del piccolo, intanto, ha ricevuto la visita del sindaco di Mendicino Antonio Palermo, che ha portato la solidarieta’ di tutto il paese. Solidarieta’ bipartisan e’ venuta anche dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e dal senatore Pd Ernesto Magorno. Il piccolo, fisicamente, ora sta sostanzialmente bene. Ha riportato qualche contusione e lividi, ma e’ sotto il profilo psicologico che l’episodio potrebbe lasciare strascichi. La madre, intanto, ancora non si capacita’ di quanto accaduto. “Ero dal medico – ricorda adesso la donna – ed ho mandato i bimbi ad aspettarmi giu’ e poi ho sentito le urla di mio figlio piu’ piccolo. Sono corsa a vedere cosa fosse successo e sono stati minuti di paura, pensavo fosse morto, ma non riuscivo a capire nulla. Devo ringraziare chi ha soccorso mio figlio e chi ha fermato quell’uomo”. “Siamo qui dal 2003 e non mi era mai capitata una cosa del genere” conclude con amarezza.



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