Ieri è stata una giornata di confronti serrati in Consiglio Comunale, tutto è comiciato dalla relazione introduttiva dell’assessore al Bilancio, Enrico Panini e dalla replica delle consigliere e parlamentari Valeria Valente e Mara Carfagna, si era capito fin da subito che l’aria era incandescente e che bastava poco per appiccare un incendio.

L’argomento più delicato ha riguardato due atti previsti dalla legge finanziaria per il 2018, approvati dal Parlamento, che consentiranno ai Comuni in predissesto, tra cui Napoli, di allungare il numero degli anni entro cui il Comune deve rientrare dal suo deficit di bilancio e la ridefinizione del piano di rientro.

Nel discorso di conclusione il sindaco ha dichiarato che “se si è raggiunto il risultato di quella legge di Bilancio è perché c’è stato un grande lavoro istituzionale con Governo, Anci e forze parlamentari, però non c’era un clima di così grande accordo su quella legge”.

Il sindaco racconta in aula dei fatti accaduti la mattina del 14 dicembre 2017, quando in un messaggio proveniente da forze politiche oggi confluite in Liberi e Uguali venne a sapere che “c’era un emendamento contro la città di Napoli”, un cavillo al decreto Salva-Comuni che avrebbe escluso la città di Napoli, voluto da qualcuno all’interno del Partito Democratico “che voleva tenere la nostra città al guinzaglio”.

Ore frenetiche di lavoro, telefonate a Boccia, a De Caro per capire cosa fosse accaduto a pochi minuti dalla discussione della norma sugli enti locali. Un giallo che si tinge di molte altre sfumature. Addirittura il primo cittadino racconta che ci sarebbe stato qualcuno che diceva: “mai e poi mai osate dare una mano alla città di Napoli” e “Dategli un po’ di ossigeno ma non dategliene troppo”.

“So”, dice de Magistris all’aula consiliare, “che all’interno del Partito Democratico c’è chi ha lavorato a questa norma e chi no e so chi ha lavorato lealmente nelle altre forze politiche e chi no. Però non raccontiamo mai la storiella che erano tutti tifosi di Napoli”.

“Del giallo oggi abbiamo la confessione”, afferma l’ex magistrato rivolgendosi alla consigliera e parlamentare PD Valeria Valente, ” e l’ha fatta lei consigliera Valente, facendo l’esegesi della norma per tenere al guinzaglio la nostra città”. “Sappiamo la storia di quello che è accaduto, minuto per minuto, consigliera Valente”.

La consigliera del Pd non ci sta e in aula annuncia: “Quella norma è partita dal mio indirizzo e-mail una settimana prima di quella data. Da parlamentare ho scritto quella norma. Non ci sono distinguo all’interno del Partito Democratico, se non fossimo stati tutti d’accordo quella norma non sarebbe stata presentata dal capogruppo”.

 “Sono tra quelli che chiedono maggiore rigore e se chiedere maggiore rigore significa per voi mettere un guinzaglio, allora mi autodenuncio”, prosegue Valente che dichiara l’astensione del Partito Democratico sulla delibera che riguarda la legge di Bilancio, “perché dovete cominciare ad assumervi le vostre responsabilità e a mettere in atto le misure necessarie”.