Coronavirus, tensioni a Napoli e nel Sud: «Non abbiamo soldi per pagare la spesa»

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In Italia si sta diffondendo un nuovo virus, la fame. Al sud si accendono i primi roghi di proteste. La Sicilia è la regione da cui divampano i focolai. E non si tratta, appunto, di Covid-19. Anche se è dalle misure del governo, adottate per tamponare il contagio, che si innesca il tutto: a Palermo nei quartieri popolari in molti chiedono cibo. In tanti cominciano ad avere serie difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena. E il risultato è raffigurato da alcuni ipermercati presidiati dalle forze dell’ordine. Sorvegliati come se si trattasse dei caveau di una banca. Non si proteggono, però, lingotti d’oro, bensì gli scaffali con pasta, olio, biscotti e latte. La misura è stata adottata dopo che giovedì è andato in scena un tentato assalto a un supermarket. In un punto vendita Lidl alcune persone hanno riempito i carrelli della spesa, cercando di fuggire senza saldare il conto. “Non abbiamo soldi e non vogliamo pagare”.

A Napoli accade la stessa cosa. Un video pubblicato su diversi social immortala la scena. Nessun gesto di rabbia, in questo caso. Solo lo scoraggiamento di un uomo: indossa la mascherina, arriva alla cassa e svuota il carrello. Dentro ci sono pane, passata di pomodoro, olio e biscotti. Quando arriva il momento di pagare allarga le braccia, dice di non avere nulla. Attorno si forma un capannello di persone. Nessuno è arrabbiato. Anzi. Uno di loro dice: “Chiamate la polizia, il signore non ha i soldi per la spesa. Non può mangiare, non ha comprato champagne e vino, ha comprato l’essenziale”.

Questo è ciò che inizia a mancare, il cibo. Non certo dai ripiani dei supermercati ma dalle dispense di molti italiani. Le fasce più deboli, quelle maggiormente esposte dagli effetti collaterali della tempesta sanitaria. Il problema è reale. Nella provincia del capoluogo siciliano – secondo uno studio della Cgil – un lavoratore su tre è in nero. I divieti imposti per fermare i contagi hanno quasi atterrato economicamente tutte quelle persone che sbarcano il lunario vendendo frutta e verdura nei mercati rionali. Perciò a Palermo sono più di mille le famiglie che nelle ultime 48 ore hanno chiesto di accedere all’assistenza alimentare del comune e della Caritas. Ma il dramma siciliano potrebbe espandersi anche nel resto del Paese: chi lavora senza uno straccio di contratto sono quasi 3 milioni e 300mila persone (nel 2018 secondo i dati di Alleanza cooperative italiane). Da un report dell’Istat, sempre dello stesso anno, emerge come in Italia siano 9 milioni gli individui in povertà relativa (chi si trova al di sotto dei guadagni medi degli italiani) e 5 milioni in povertà assoluta (chi non può permettersi una serie di beni essenziali).

L’ennesima esplosione di rabbia va in scena, invece, a Bari. Un video – riportato da diversi quotidiani pugliesi – riprende la scena: “Siamo rimasti senza cibo in casa, siamo senza soldi. Come facciamo a vivere?”. Tre persone gridano di fronte alla filiale di una banca. “Noi siamo senza soldi”, urla l’uomo: “Non abbiamo più soldi, noi come viviamo?”. “Vi prego, venite a casa a vedere: non ho più nulla. Io devo mangiare”, dice la donna che l’accompagna rivolta alla polizia. A un certo punto un passante mette in mano delle banconote a due delle tre persone. “A me sono venti giorni che hanno chiuso il negozio e non so quando potrò riaprire”. I tre inveiscono anche contro gli agenti. I poliziotti capiscono e cercano di tranquillizzarli. In Italia non si canta più dai balconi. In molti hanno finito i soldi e vogliono solo mangiare.