Furbetti bonus, il Garante: «I nomi si possono pubblicare» Voci su leghisti Dara e Murelli

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«La privacy non è d’ostacolo alla pubblicità dei dati relativi ai beneficiari del contributo laddove, come in questo caso, da ciò non possa evincersi, in particolare, una condizione di disagio economico-sociale dell’interessato». Lo sottolinea, in relazione alla vicenda del bonus Covid, il Garante per la protezione dei dati personali. Ciò vale a maggior ragione rispetto a coloro che svolgono una «funzione pubblica», aggiunge il Garante, che aprirà un’istruttoria sulla metodologia seguita dall’Inps.

E’ caccia ai furbetti di Montecitorio che hanno chiesto il bonus Inps da 600 euro. A chiederlo sarebbero stati in cinque, ad ottenerlo tre: due leghisti e uno del M5s. Il Fatto Quotidiano e il Corriere della Sera fanno i nomi dei leghisti Andrea Dara, classe ’79 nato a Castel Goffredo (in provincia di Mantova), e Elena Murelli, classe ’75 nata a Piacenza – segretaria della XI Commissione lavoro pubblico e privato, tra i percettori del Bonus Partite IVA. Dara avrebbe confermato tutto a una testata mantovana attribuendo la colpa al commercialista. Murelli non ha risposto alle richieste di chiarimenti. Ci sarebbe, poi, sempre secondo le indiscrezioni circolate nelle prime ore, un «deputato leghista del sud» che avrebbe chiesto il sussidio, senza ottenerlo.

Intanto emergono altri nomi. Ci sono due consiglieri regionali della Lega e il vicepresidente della giunta del Veneto tra coloro che hanno chiesto il bonus autonomi all’Inps. Si tratta dei consiglieri Riccardo Barbisan e Alessandro Montagnoli e del vice presidente della giunta Gianluca Forcolin. Lo confermano fonti interne al Carroccio veneto. A presentare la domanda per il bonus, non concesso peraltro, per Forcolin, sarebbe stata, sulla base delle sue dichiarazioni, la sua socia. Barbisan ha invece ottenuto il bonus ma ha prodotto documenti che attestano che ha immediatamente devoluto la somma in beneficenza.