Il figlio del boss è candidato a sindaco, non mancano le polemiche


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Lo scorso anno un imprenditore del settore edile è stato eletto in consiglio comunale, in una civica di ispirazione leghista. Poi, dopo il commissariamento del Comune, Damiano Genovese, (nella foto) questo il nome dell’imprenditore, decide di candidarsi a sindaco di Avellino. Diventa noto soprattutto per un fuori onda della trasmissione Report, nel quale un consigliere comunale del M5S, in seguito espulso, “raccomanda” alla giornalista di trattare bene Damiano Genovese perché era «pur sempre il figlio di un boss».



E in effetti è proprio così, perché in carcere, in regime di 41 bis c’è Modestino Genovese, ovvero il padre del candidato sindaco del capoluogo irpino. Tra la fine degli anni ‘90 e i primi del 2.000, Modestino Genovese, a capo del clan omonimo, che controllava il mercato della droga e il racket delle estorsioni, ha cominciato con un’impresa di movimento terra. L’azienda è poi andata al figlio che, nonostante non abbia mai preso le distanze dal padre, è comunque incensurato. Si presenterà alle elezioni con tre liste di ispirazione sovranista, avendo lasciato la Lega, alla quale aveva aderito lo scorso anno. A sostenere la sua candidatura a sindaco, le liste Prima Avellino, Noi Avellino e Popolo e Libertà. A commentare la scelta della sua imminente candidatura è lo stesso Damiano Genovese. Il candidato a primo cittadino di Avellino spiega che intende «dare voce a chi solitamente non viene ascoltato dalle istituzioni o viene considerato dai partiti semplicemente come un tassello per la costruzione del consenso, durante le campagne elettorali». Per Genovese «soltanto chi davvero conosce la realtà del territorio può conoscerne e comprenderne i bisogni, individuando le soluzioni più adeguate ai problemi».

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