In Italia la prima zona rossa dopo il lockdown

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Difficile dire come il virus sia entrato, sconvolgendo la vita placida e tranquilla di questi borghi, tutti pascoli e sci d’inverno, rifugi, tanto verde e buon cibo. E invece dall’11 agosto Lucoli, in Abruzzo, mille anime nella stagione fredda e tremila in queste giornate estive, grazie ai turisti e ai paesani di rientro, ha conosciuto l’incubo del Covid-19. Dodici contagi, centinaia di tamponi fatti, uno screening di massa voluto dal sindaco Valter Chiappini. E, soprattutto, dalla mezzanotte di oggi e per almeno cinque giorni (la Regione ne consigliava quindici), prima zona rossa d’Italia dopo il lockdown. Decisione assunta perché dei due focolai che si sono accesi nell’agosto che da sempre, qui, è sinonimo di ritorno a casa e di festa, uno, il più recente, non è ancora sotto controllo.

L’11 agosto torna in paese un 40enne che vive in Trentino. Una volta a casa si accorge del contagio. Fatale, a quanto è stato possibile ricostruire, una vacanza in Sardegna. Scattano immediatamente le procedure di tracciamento dei contatti più stretti. Alla fine solo la mamma risulterà positiva e, ormai, se i tamponi di controllo finale, a giorni, saranno negativi, la storia si chiuderà qui. Nel frattempo, però, scoppia un’altra emergenza. Il 22 agosto uno dei ristoranti della zona annuncia la chiusura: «A seguito della positività al Covid-19 di una nostra collaboratrice, per proteggere al meglio la nostra salute e quella degli avventori abbiamo deciso di tornare operativi dopo gli esiti dei tamponi e la sanificazione degli ambienti».