La camorra sulle Regionali in Campania, 70 euro a voto: 19 arresti


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Pasquale Corvino e Pasquale Carbone, entrambi candidati con il ‘Nuovo Centro Destra – Campania libera’ durante le elezioni regionali del 2015, sono destinatari della misura cautelare degli arresti domiciliari poiché indagati per aver chiesto agli esponenti del clan Belforte di procurare loro i voti di soggetti legati all’associazione camorristica, in cambio dell’erogazione di somme di denaro e di altre utilità, come emerge dall’inchiesta coordinata dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli.In particolare, Corvino avrebbe chiesto l’appoggio elettorale nel territorio di Caserta, promettendo ad Agostino Capone e Vincenzo Rea 3.000 euro ciascuno, buoni spesa e buoni carburante, oltre a un ‘regalo’ per Giovanni Capone.



Anche Pasquale Carbone, attraverso un intermediario, si era rivolto a un affiliato al clan Belforte, fazione di Capone, per ottenere i voti del clan e, come corrispettivo, aveva versato la somma di 7.000 euro, in cambio di cento voti nel Comune di Caserta. A fine elezioni però, Carbone aveva ottenuto nel capoluogo meno voti di quelli promessi, 87 anziché 100, motivo per il quale aveva chiesto la parziale restituzione della somma versata. Di particolare interesse risultano le conversazioni intercettate tra gli indagati, nelle quali Agostino Capone minacciava persone al fine di assicurarsi i voti: “Se non escono i voti devi vedere! Ti togliamo la macchina da sotto!”, a dimostrazione della forza intimidatrice utilizzata per ottenere i voti per Corvino. Ulteriormente rilevanti sono le esternazioni sulle modalità con le quali sarebbe stato controllato il rispetto dei patti, cioè che i voti promessi a Corvino sarebbero effettivamente stati dati dagli elettori che avevano ricevuto i buoni spesa o carburante: “Li vado a prendere… li porto a votare fino a dentro! Con il telefono in mano faccio la foto, devo vedere sul telefono se no non hanno niente!”. A conferma della spregiudicatezza degli indagati, sottolineano gli inquirenti, è stato accertato come Agostino Capone in persona si fosse occupato di accompagnare con la sua auto alcune persone anziane al seggio, facendole entrare nella cabina elettorale insieme alla moglie, per controllare se avessero votato bene. Lo stesso Capone, in una conversazione ambientale, raccontava alla moglie di aver controllato le schede prima di farle imbucare e di aver corretto con la matita il nome del candidato in Corvino, arrivando persino a intimidire il presidente del seggio: “Non mi ha detto proprio niente perché io lo stavo menando a quello la dentro!”.

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