La Whirpool di Ponticelli in piazza a Roma, ecco il “funerale della lavatrice”

0
241

Sciopero di otto ore e manifestazione nazionale a Roma dei lavoratori Whirlpool, indetta dai sindacati dei metalmeccanici Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil. Il corteo si prepara a partire da piazza della Repubblica diretto al Mise, dove è aperto il tavolo di crisi. «Napoli non molla»: è lo striscione che apre il corteo e la frase viene ripetuta nei cori e riportata sulle magliette. La protesta nasce contro la decisione dell’azienda di avviare la procedura di cessione dello stabilimento di Napoli, dove lavorano 410 persone e si producono lavatrici, a Prs (Passive Refrigeration Solutions), società con sede legale a Lugano. Un atto «in aperta violazione dell’accordo di ottobre 2018», ripetono i sindacati, che chiedono all’azienda di ritirare la procedura e sedersi al tavolo per ripartire dall’accordo di ottobre scorso che parlava «di investimenti e non di cessioni».

Una delegazione guidata dai segretari generali di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil, Francesca Re David, Marco Bentivogli e Rocco Palombella, è stata ricevuta dal ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, che ha annunciato un nuovo incontro con l’azienda a Palazzo Chigi mercoledì 9 ottobre: «Mi siederò al tavolo con Whirlpool se l’azienda sospenderà la procedura di cessione» dello stabilimento di Napoli, ha detto il ministro dello Sviluppo economico come riferiscono fonti presenti.

Quello di oggi è il secondo sciopero di otto ore nell’arco di due settimane (i lavoratori hanno già incrociato le braccia il 25 settembre in tutti gli stabilimenti Whirlpool in Italia). Circa 500 i lavoratori in arrivo da Napoli e Caserta, almeno altri 500 dagli altri stabilimenti del gruppo, riferiscono i sindacati.

«Noi non siamo disponibili a gestire chiusure di stabilimenti e licenziamenti», arringa la piazza il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. «Penso sia necessario che la multinazionale prenda atto che così non si va da nessuna parte: quindi è necessario che le decisioni che ha preso siano sospese e sia possibile riaprire una trattativa vera. Il nostro obiettivo – dice ancora Landini – è molto chiaro: c’è un accordo che va rispettato e non si può parlare né di chiusure né di licenziamenti. Si devono invece trovare soluzioni che siano in grado di garantire una prospettiva, perché un’azienda che chiude è persa per sempre. E noi non siamo disponibili ad accettare che Napoli e il Mezzogiorno paghino un prezzo tale». Inoltre, sostiene il leader della Cgil, «non vediamo ragioni di mercato che portino al disimpegno in Italia, ma questo deve essere un tema oggetto di discussione al tavolo, non si può passare da accordi firmati al ministero al pensare che ciò che si dice sia carta straccia». Per Landini, infine, «l’azienda non può arrivare con soluzioni precostituite» e il governo deve mettere in campo politiche industriali.