Rapporto Aipb-Censis: più depositi bancari, meno investimenti finanziari


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Gli italiani amano il contante e i depositi bancari: è questo ciò che emerge in maniera piuttosto netta dal 2° Rapporto Aipb-Censis, il quale fa riferimento all’anno 2018. Entriamo nel dettaglio e cerchiamo di capire quali sono i punti principali su cui è interessante soffermarsi.



Depositi e contante considerati fondamentali

Anzitutto, va sottolineato appunto che contante e depositi bancari continuano ad essere un punto di riferimento per gli italiani, proprio per questa ragione non sono affatto benviste eventuali imposte patrimoniali.

Questo dato risulta oggi particolarmente interessante dal momento che si stanno facendo sempre più insistenti le voci circa l’introduzione di limitazioni all’uso del contante, una misura che è mirata a contrastare l’evasione fiscale, ma che per contro potrebbe rappresentare un freno allo sviluppo dell’economia, incrementando i profitti delle banche, e potrebbe inoltre essere un’invasione della privacy proprio perché anche le operazioni meno rilevanti verrebbero tracciate.

Il 2,5% delle famiglie italiane detiene oltre 500.000 euro

Il 2° Rapporto Aipb-Censis fa emergere anche un dato molto interessante, ovvero quello relativo alle famiglie ricche: il numero delle famiglie che vantano risorse finanziarie superiori a mezzo milione di euro è superiore a 500.000, di conseguenza è evidente come in Italia vi sia una platea di persone benestanti tutt’altro che trascurabile.

Queste famiglie rappresentano il 2,5% del totale a livello nazionale, dunque è evidente il fatto che la grande maggioranza della popolazione italiana non può certo vantare una ricchezza da capogiro.

Ricchezza finanziaria quasi a livelli pre-crisi

La ricchezza finanziaria complessiva delle famiglie italiane risulta essere pari a 4.218 miliardi di euro, cifra appena leggermente inferiore rispetto ai livelli pre-crisi; questo dato, ovviamente, non va considerato oltremodo rilevante, anche perché non comunica nulla circa la redistribuzione della medesima.

Scetticismo verso i prodotti finanziari statali

Dall’indagine in questione emerge anche il fatto che gli italiani abbiano maturato un certo scetticismo nei confronti dei prodotti di investimento di tipo statale, da intendersi come obbligazioni ed azioni.

Nello specifico, rispetto a 10 anni fa si è registrato un calo degli investimenti finanziari di questo tipo quantificabile nel -6,9% per quel che riguarda le obbligazioni e nel -12,4% per quel che riguarda le azioni.

Alla base di quest’atteggiamento potrebbe esserci l’idea secondo cui l’Italia sia, a livello finanziario, un “paese a rischio”, di conseguenza questo tipo di investimenti non sarebbe particolarmente solido.

Ovviamente è opportuno, da questo punto di vista, eseguire delle analisi più approfondite e di tipo prettamente tecnico: su portali specializzati quali Segnali Di Trading è possibile trovarne diverse, come ad esempio quella relativa alle azioni Poste Italiane.

Un riepilogo del quadro complessivo

Il quadro che emerge da questi dati, dunque, è piuttosto chiaro: un numero esiguo di famiglie, inferiore al 3%, detiene grandi risorse finanziarie, e questo è ciò che avviene anche in gran parte del mondo.

Per quel che riguarda la gestione dei risparmi, gli italiani dimostrano una grandissima prudenza e preferiscono tenere il loro denaro fermo su conti correnti, piuttosto che investirlo nei modi più disparati.

Da questo punto di vista, probabilmente, hanno influito anche i recenti episodi di cronaca correlati al mondo finanziario, si pensi ad esempio ai risparmiatori truffati e al crack di diversi istituti di credito.

Un atteggiamento di questo tipo, tuttavia, non è da considerarsi corretto: non bisogna infatti dimenticare che il denaro depositato su conto corrente non frutta in alcun modo, mentre esistono dei prodotti di investimento che a fronte di rischi minimi consentono di sviluppare degli interessi molto interessanti.

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